attacco di panico: evitare, arma improba

Attacco di panico: che succede se “evitiamo” il problema

Attacco di panico: quando evitare il problema lo ingrandisce

Troppo spesso l’attacco di panico viene a tutt’oggi considerato un problema passeggero, di poco conto fuori dell’episodio in sè. Molte persone che soffrono di attacchi di panico si persuadono che evitare il problema sia la soluzione giusta. Basta tenerlo lì buono per un pò e sparirà da sè, giusto?

No, proprio no. Purtroppo non funziona così. Accantonare l’attacco di panico come cosa da tenere fuori dell’orizzonte visivo mentale è non solo sbagliato ma controproducente. Vediamo perchè.

Attacco di panico: cosa accade quando il problema viene evitato

Se  evitando l’attacco di panico la persona riesce apparentemente a vivere la sua quotidianità in modo sereno,  il fatto di evitare, soprattutto se protratto per un periodo di tempo lungo, contribuisce a rendere l’oggetto fobico molto più “mostruoso” e temuto di quello che realmente è. La tentata soluzione dell’evitamento degli attacchi di panico, infatti, nel momento in cui la persona si trova di fronte all’oggetto da evitare, contribuisce a far percepire la fobia come qualcosa di impossibile da superare e risolvere. Evitando, la persona finisce col ritrovarsi a non possedere alcun livello di conoscenza dell’oggetto in questione. Inevitabilmente, le cose che non conosciamo sono quelle che ci incutono il più forte senso di paura, acuendo la problematica sino a conferirle proporzione mostruose. Accade così che fobie considerate apparentemente “semplici”, poichè circoscritte, finiscano col rendere la vita della persona molto invalidante, fino a condizionarne le scelte e quindi la libertà di pensiero e di movimento.

Attacco di panico: evitare come certificazione del disagio

Se dovessimo trovare almeno un lato positivo nella tattica dell’evitamento è proprio quella di rendere manifesto il disturbo di panico o, più in generale, la presenza dentro di noi di una fobia.

Ai fini di un intervento efficace,  una fobia si definisce infatti tale quando la tentata soluzione dominante è l’evitamento, dal momento che può succedere che la persona metta in atto altre tentate soluzioni, come per esempio dei rituali riparatori o propiziatori tipici in genere dei disturbi ossessivo-compulsivi e che richiedono, evidentemente, un tipo di intervento differente.

Evidenze scientifiche dimostrano che abbiamo risorse interiori capaci di sprigionare energie curative. Bisogna allora conoscere i meccanismi e gli stati mentali per attivarle.

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