Un caso di successo del metodo ViailPanico

Scrivere un testo come quello proposto su questo sito è molto più che “raccontare una storiella e dare consigli”, l’intento infatti è quello di trasferire conoscenza e consentire di applicare metodi specifici per combattere gli attacchi di panico e liberarsene una volta e per tutte.

E’ ovviamente una grande soddisfazione personale sapere che qualcuno ha acquistato il testo, ma ancora più grande e motivante è  leggere esperienze come quella che segue, inviataci da un lettore che ha saputo applicare il metodo antipanico e che ha deciso di raccontarci in breve la sua esperienza.

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Ho acquistato l’ebook e dopo pochi giorni è scattato in me il meccanismo che blocca il panico.

Soffro di dap (disturbo da attacchi di panico) ogni volta che ho qualche linea di febbre, ieri ho avuto la febbre e mentre ero seduto sul divano ho sentito il “fuoco” che mi saliva dal petto fino al cervello, questa volta ho applicato i consigli e ho bloccato sul nascere il dap che in altre occasioni mi avrebbe mandato al pronto soccorso.

Ora grazie al tuo manuale ho imparato a conoscerli e a conoscermi , ho un’arma che nessun medicinale ha saputo darmi in 20 anni di cure.

Leggo tante informazioni anche sul pensiero positivo di Napoleon Hill, sulle immagini visive che devo rimuovere dalla mia mente e adesso ho il mezzo per rimuoverle dal mio subinconscio, in questo modo inizio seriamente a conoscermi a capire tutto ciò che non andava mia vita.

Mi sento di dire “ HO VINTOOOOOOOOOOOO!! VINTOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Grazieeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!

Andrea V.

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WOW che entusiasmo! Ho addirittura dovuto eliminare qualche O e qualche E dalla parte finale per farci star dentro il testo 🙂

E’ bello percepire l’entusiasmo che hai e l’energia che traspare dalle righe che hai scritto. Spero che questo possa essere di ispirazione a quanti leggono le pagine di questo sito.

Un abbraccio e grazie per aver condiviso la tua esperienza!

 

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6 thoughts on “Un caso di successo del metodo ViailPanico

  1. Buonasera… Sono una ragazza di 22 anni che purtroppo da circa 7 mesi combatté con gli attacchi di panico… Il mio primo attacco di panico ragazzi e stato l’esperienza più traumatica della mia vita(non perché gli altri siano belli) stavo lavorando..avevo iniziato da poco…tantè che le gambe mi iniziano a tremare inizio ad andare in iper ventilazione le mani mi si irrigidiscono tutte piango e svengo.. A lavoro tutti preoccupati cercano di tirarmi su… Nel frattempo chiamano il 118…il mio respiro era sempre più lento che mi misero l’ossigeno… Nel tragitto da lavoro al ps io dentro al 118 ricordo molto poco…. Arrivo al ps… Mi visitano analisi e tutto e mi dicono .. Signorina i suoi sn attacchi di panico.. Io incredula ero un po’ titubante..mi diedero una terapia…la feci per un po’…. È da quel giorno a oggi sono entrata in un periodo di depressione…dal quale faccio fatica a uscire…prendo degli ansiolitici e psicofarmaci… La mia vita e tremendamente cambiata da quel giorno..

  2. Ciao Valeria e grazie per il tuo commento.
    Hai provato a pensare al periodo in cui questi attacchi si sono manifestati? Magari hai vissuto delle esperienze poco piacevoli oppure c’è qualcosa della tua vita che bisogna sistemare.
    Bisogna soffermarsi sul concetto che gli attacchi di panico sono qualcosa che viene “dall’interno”, un messaggio dal tuo inconscio. Cosa stai vivendo? Sicuramente c’è qualcosa di latente “che si muove” e che ora ha deciso di uscire allo scoperto.

    Sfrutta questo stimolo per dare più attenzione a te stessa e cerca, per quanto possibile, di affrontare gli episodi con la consapevolezza che non possono avere conseguenze tragiche, se non la profonda agitazione che causano.

    Un grande in bocca al lupo!

  3. Buonasera,sono un uomo di 32 anni,,il mio primo attacco di panico l’ho avuto a 14 anni a seguito di una Rosolia,i miei linfonodi si erano ingrossati ed ebbi cosi paura di morire che ho avuto questo semi attacco..
    Finì cosi quel momento,curai la rosolia e tutto andò bene.A 19 anni sotto il diploma,una sera ero al cinema,ed immedesimandomi nei panni di un palombaro che non respirava più ho avuto paura di morire tanto da correre fuori dal cinema…Da allora non ne sono più uscito,non ho mai chiesto aiuto sbagliando,avendo il timore dei farmaci,sono diventato bravo nel mascherarlo,sono a pranzo con i miei,sembro calmo ed invece ho il cuore a duemila,,,e di questo sono stanco,anche perchè svolgo un lavoro molto particolare all’estero e quindi vivo male,e poi ho difficoltà a mettermi in aereo,in elicottero,al cinema,in discoteca,in chiesa,su una funivia in acqua quando nuoto.Adesso il mio pensiero ricorrente è quello di morire,che un giorno non ci sarò più,faccio fatica a vedere le cose belle che ho intorno.E poi essendo uno sportivo di razza,a volte ho scompensi quando mi alleno,quando il battuto va un pò più su non riesco a controllarmi avendo questi disturbi che bloccano il livello della mia prestazione…Non ho problemi di sonno,dormo bene,però ogni sera per addormentarmi lo sa Dio.Ci sono giorni dove basta un caffè sbagliato a rovinarmi un’intera giornata..Ora ho cominciato a lasciare il caffè il te,ma assumo camomilla,tisane ai frutti rossi…Adesso sto cominciando a parlarne con i miei amici,sto capendo che ho bisogno di aiuto,e secondo me prima di andare da uno psicologo vorrei cercare di fare il possibile per debellare questo disturbo..E poi anche se non ho l’attacco di panico,è come se avessi costantemente un senso di paura,quel focolaio costante sino a che non sfocia in attacco..
    A volte credo di diventare pazzo,ed a volte quando sono lucido dico a me stesso,è cosi che devi sempre sentirti e non fare quei cattivi pensieri.Ma poi si ritorna nella routine..Ora sono troppi anni,e sono stanco,vorrei essere più calmo e più sereno..Devo dire però che mio padre in passato ha sofferto,ho dei ricordi di quando ero piccolo di mio padre accasciato in preda ad un attacco di panico…lo ricordo benissimo.ed anche lui ha passato tutta la sua vita in maniera malinconica,disturbata da questo fenomeno..io Non voglio fare questa vita..
    GRAZIE.

    1. Ciao Giuseppe e grazie per averci raccontato la tua esperienza, in cui credo che chi soffre di questo disturbo potrà rispecchiarsi per molti aspetti.
      Nel leggere quanto hai scritto ho rilevato alcuni elementi che potresti iniziare a considerare: hai un ricordo ben definito di quando ti è capitato la prima volta, e questo può giocare a tuo vantaggio (nel testo che puoi scaricare dal libro ti viene spiegato esattamente come fare). Inoltre hai un’altra arma a tuo favore: sei consapevole del fatto che gli attacchi di panico hanno influenzato la tua vita per tanto, troppo tempo e questo può spingerti ad avere la forza di volontà necessaria per venirne fuori.

      Non è mai troppo tardi, il tuo atteggiamento mentale farà la differenza. Ormai si è radicata in te la convinzione che presto o tardi ti troverai di fronte alla “bestia” ancora una volta, ma se ne capirai i meccanismi, saprai come reagire e come riprenderti ciò che il panico ti ha tolto, come è capitato a me e a quanti ci sono passati. Tranquillo, è un fenomeno che soltanto in rari e particolari casi necessita l’utilizzo di farmaci e altro, per il resto sono fermamente convinto che con un “punto di vista” diverso sarai in grado di uscirne…

      Un grande in bocca al lupo!

      PS.: se deciderai di leggere il nostro e-book non esitare a scriverci per raccontarci la tua esperienza con il metodo (la tua privacy è al sicuro) 😉

  4. Gli attacchi di panico sono un problema psicologico molto diffuso. Vengono descritti da chi li ha vissuti come un’esperienza spaventosa, come qualcosa di improvviso, inaspettato, e apparentemente immotivato. Liberare le energie è sicuramente un’ ottima soluzione, dott.ssa Monia Ferretti

  5. Grazie del commento Dott.ssa Ferretti!
    Apprezzo molto il suo gesto in quanto, non essendo un Dottore, subisco commenti negativi da parte di chi non capisce che io non sono contro l’utilizzo di farmaci/terapie nè tantomeno tendo a demonizzare la figura di persone specializzate a trattare casi di persone con problemi. Affermo semplicemente che questi strumenti vadano utilizzati soltanto quando realmente necessari: potrà senza dubbio confermare che il numero di volte in cui vengono prescritti farmaci è nettamente superiore al numero di casi che realmente ne abbisognano.

    La mia esperienza, che sfocia poi nel testo che ho scritto, descrive appunto uno dei metodi (in particolare quello che ho adottato personalmente) per attingere dalle proprie risorse interne le energie per reagire al problema.

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