La mia esperienza con gli attacchi di panico

Ho poco più di 30 anni, ho sofferto di attacchi di panico sin dalla mia adolescenza. Posso affermare “con viva e vibrante soddisfazione” che ne sono libero da anni e voglio condividere con te la mia esperienza, dandoti gli strumenti necessari per ottenere lo stesso risultato: vivere al massimo senza più attacchi di panico!

Non sono un medico, non ho conoscenze accademiche di psicologia ma so una cosa: abbiamo risorse interiori che ci possono aiutare o distruggere in modalità che sfuggono al nostro controllo. La scienza cerca da secoli spiegazioni razionali a problemi di ogni tipo ed è senza dubbio il metodo scientifico, che studia con dati oggettivi la causa e gli effetti di un dato evento o problema, lo strumento che molte volte ci consente di capire e agire in maniera risolutiva. Quando però la questione è relativa ai meccanismi del nostro cervello, macchina ultracomplessa, veniamo a conoscenza di molteplici interpretazioni e modalità di intervento, anche grazie ad Internet, dove, dall’esperto medico/professionista al vicino di casa che posta su FaceBook, troviamo consigli, esperienze e metodi.

Chi soffre di un problema, spesso accetta pareri autorevoli di medici e professionisti che hanno avuto una formazione, magari specifica sul problema che ci affligge. Cosa si fa però quando il metodo e le cure proposte non funzionano? Ci si ritrova a fare la “danza dei consulenti”, spendendo molti soldi e spesso si finisce o con l’accettazione della situazione senza intervenire oppure facendo ricorso a farmaci, cure alternative, spendendo altri soldi e tempo nella speranza di trovare ciò che ha effetto risolutivo sul nostro caso.

Io ne ho provate molte e per tanto tempo: dal medico generico alla visita specialistica, dal consiglio di un amico ai rimedi omeopatici, pratiche di meditazione trascendentale, ho letto libri sull’ansia e lo stress e visto infiniti video in rete. Spesso il risultato è stato di avere le idee più confuse di prima, il problema sempre presente e la consapevolezza di vivere in maniera assai limitata la mia esistenza. Ho fatto tesoro delle informazioni apprese ma poi ho capito cosa non ho trovato in rete, e cosa invece ha funzionato nel mio caso e in casi di conoscenti con lo stesso problema, che hanno accettato i miei consigli.

Quello che voglio proporti con questo libro è un metodo specifico, una serie di esperimenti, della durata di soli 7 giorni. Giunto al termine avrai capito perchè ti capita, cosa davvero succede nel tuo corpo e nella tua testa e come venirne fuori. Il fatto poi che il rimedio funzioni in maniera definitiva, dipende solo da Te: sei l’unico che può davvero agire in maniera drastica e risolutiva sul problema, facendo però tesoro delle riflessioni e metodi che questo libro propone, prendendo quindi la decisione consapevole di uscirne una volta e per tutte.

Ti parlo ora di me, quando tutto ebbe inizio: un ragazzotto vivace, appassionato di informatica e libero da grandi preoccupazioni, fumatore e bevitore “sociale” (una birretta in compagnia al weekend o poco più). Grazie alle mie passioni ho un lavoro abbastanza stabile, mi sono addirittura permesso di cambiare più volte Città e Azienda per la quale lavorare, gli amici mi stimano e mi ritengono una persona intelligente, piacevole da frequentare e spiritoso, battuta sempre pronta e risata coinvolgente. Non sono certo Brad Pitt, ma le ragazze non mancano: instauro rapporti piacevoli e frivoli senza trascurare però l’importanza di un’eventuale relazione seria.

Un giorno però, mentre faccio la doccia, mi accorgo che ho un fastidioso foruncolo all’altezza dell’osso sacro. Ingenuamente provo a liberarmene ma sento un dolore lancinante! Mi specchio e noto che è grosso, molto grosso ed irritato. Mi reco dal medico che mi visita e mi prescrive una crema all’ittiolo: dice che “spurgherà” il foruncolo e dovrei stare meglio.

Mai in vita mia avevo provato un dolore simile! Ho trascorso la notte a mordere il cuscino. Il mattino seguente, non mi reco al lavoro e attivo mia madre alla ricerca di un parere specialistico al riguardo. Internet intanto mi aiuta a preoccuparmi ulteriormente: senza scendere nei dettagli, che ti risparmio, scopro di avere una fistola sacro-coccigea. Unica soluzione possibile è l’asportazione chirurgica. In visita da uno specialista mi si prospettano due possibilità: intervento a laser oppure taglio a losanga. Il laser mi sarebbe costato 3000 Euro e quindi opto per la seconda scelta, molto più fastidiosa ma il dolore persistente e il non poter stare disteso o seduto mi spingono ad una decisione.

Non ho mai vissuto esperienze ospedaliere di alcun tipo, la morte la vedevo soltanto nei film e videogiochi, eccezion fatta per i nonni morti di vecchiaia. La mia famiglia in linea di massima gode di buona salute e quindi non ho casi di malattie gravi intorno. Eppure eccomi qua, in una stanza d’ospedale con persone che parlano di malattie terminali, citano esplicitamente casi reali con tanto di descrizione di sintomi agghiaccianti e finali tragici. La vita è anche questo, mi dicono... Cerco di pensare ad altro, invano.

“Dottore, non sono mai stato in ospedale, ho paura...” - Lui mi fa l’occhiolino con la mascherina sul muso, sembra sorridere, quindi fa cenno all’anestesista, cappellino con banane, di procedere.

Vado veloce adesso: paura - anestesia lombare - dolore - paura - atropina - intervento - ca**o sono sveglio! - ricovero - natale in ospedale - rientro a casa, vestito di tuta sportiva per oltre 15 giorni (ricordo i consigli in uscita: “non devi saltare, correre, sforzarti e ovviamente evita urti sulla parte interessata. Stai attento, il tuo problema spesso comporta recidive...”).

L’estate dello stesso anno, bevo di colpo quello che resta di una granita al limone e mi becco una “simpatica” congestione che mi fa finire al pronto soccorso: iniezione di spasmex e via.

Ora, a mente serena, ci farei su una barzelletta: la fistola è piuttosto comune come problema e le congestioni sono all’ordine del giorno (a chi verrebbe in testa di bere di primo mattino, a stomaco vuoto una bevanda ghiacciata?). Ci si dovrebbe preoccupare semmai di ben altro, smettere di fumare ad esempio sarebbe di certo una cosa più utile. Ma qualcosa nella mia testa era cambiato, non so dire per certo se per via di questi due particolari avvenimenti, avevo “coscienza di essere vulnerabile” e mi sono presto accorto che iniziavo a preoccuparmi più facilmente del mio futuro, dello stato di salute delle persone a me care, facendo ragionamenti “innegabili” che mi portavano spesso a conclusioni drammatiche, che accompagnavano le notti e che “rimbalzavano” nella mia mente quando parlavo con la gente, senza che io lo volessi intenzionalmente.

Rievoco soltanto ai fini del libro il mio primo attacco di panico.

In giro con amici, finiamo in un locale affollato, musica a volume più che alto: una situazione solita a noi ragazzi. Quella notte però mi sono sentito strano: avverto una sorta di debolezza alle ginocchia e imputando la sensazione al Martini doppio, mi siedo ma ho la testa pesante, inizia a girarmi tutto intorno e sopporto poco la musica e le persone che ormai, per farsi capire, mi urlano nelle orecchie. Decido allora di allontanarmi e salito in auto noto che sto sudando dalla fronte, cerco comunque di tenere entrambe le mani sullo sterzo e mi accorgo che sono umide nei palmi. Avverto un leggero tremore anche alle gambe e mi meraviglio del fatto che istintivamente non ho nemmeno acceso lo stereo. Continuo a dare la colpa al Martini, penso alla possibilità di un fermo con conseguente detrazione di punti e patente e seguo la strada, per fortuna pochi kilometri, usando come riferimento le strisce bianche sull’asfalto.

Entro in casa, stanchissimo e in bagno allo specchio mi vedo pallido, con uno sguardo strano, quasi spaventato. Penso che sia assurdo che il Martini abbia avuto un tale effetto e quindi decido di lasciar correre. Accendo la TV e resto seduto immobile sul divano. Sto ancora sudando e la mia attenzione si focalizza sul respiro: è veloce, cerco di trattenerlo ma sento un groppo alla gola e sento i battiti del mio cuore nelle orecchie. Cerco di concentrarmi sulle trasmissioni in TV ma non trovo niente di interessante. Mia madre si sveglia, forse per andare a bere, e dice: “Sei rientrato prima... ti senti bene? Hai una faccia strana... non è che ti droghi?”.

Le sorrido e rispondendo che sono semplicemente stanco, vado a dormire.

Riesco quindi a fatica a prendere sonno ma nel cuore della notte sento una sensazione di “tonfo in petto”, mi sveglio all’improvviso con il cuore che batte all’impazzata e salto giù dal letto, accendo la luce, sono le 4.00, sento che sto per svenire. Inizia a girarmi tutto intorno, il cuore non rallenta, anzi accelera ancora, ho paura di morire: è così che viene un infarto? Terrorizzato corro in cucina per prendere dell’acqua, ho le labbra secche e sento la “lingua rigida” in bocca. Mia madre e mia sorella, sentendo i miei passi veloci e il rumore di bicchieri, vengono in cucina: mi trovano con una mano in petto, spiego come mi sento mentre è sempre più difficile smettere di tremare e ho le braccia “addormentate”, il respiro è irregolare...

“Domani andiamo dal medico...” dice mia madre, mentre mi osserva accarezzandomi, evidentemente molto preoccupata. Mia sorella resta impietrita ad osservare: sono sempre stato il suo mito, un’essere quasi soprannaturale. Tempestato di domande su cosa ho fatto fuori di casa, dopo una decina di minuti, inizio a sentirmi meglio, avverto ogni singolo battito del cuore ma stavolta sembra più calmo. Non ho una spiegazione per quanto avvenuto ed ho preferito trascorrere quello che resta della notte seduto al PC, in Internet alla ricerca di informazioni, con la testa ancora frastornata e presa da paure che non racconto.

Scopro così che molta gente nel mondo soffre di questo disturbo: si chiama D.A.P. (disturbo da attacchi di panico), e viene generalmente trattato con terapie di tipo farmacologico, psicoterapeutico o combinate. Vado avanti e scopro una realtà fino ad allora sconosciuta: ci sono persone di ogni età, principalmente giovani, che hanno sofferto e che tuttora soffrono di questo disturbo, in alcuni casi con caratteristiche imbarazzanti. C’è chi ha limitato pesantemente la propria vita sessuale, chi non esce di casa da mesi se non per cose inevitabili quali il lavoro o fare la spesa, chi si imbottisce letteralmente di farmaci e antidepressivi, chi non trattiene le urine e addirittura casi in cui si finisce col suicidio. Questi sono soltanto casi che emergono da una mia personale ricerca, ovviamente i numeri reali attesteranno ben altri, preoccupanti dati. Tutte queste persone vivono con il terrore continuo che avvenga un’altra volta, che non sia possibile fare ciò che si faceva liberamente un tempo, e prima che me ne rendessi conto, anche io ero tra questi: gli attacchi arrivavano ad intermittenza, ogni volta con sensazioni simili, finivo spesso in bagno a vomitare, sul lavoro ero schivo, intrattabile, uscivo molto meno la sera spesso anche in assenza di sintomi, ma con la paura in corpo, evitavo situazioni dalle quali “non sarei potuto uscire”. Col tempo smisi di prendere l’autostrada per paura di sentirmi male durante la guida e arrecare danno ad altre persone. Non ho fatto l’amore per molto tempo perchè seguiva quasi sempre la tachicardia con conseguente “momento di crisi”. Persi così anche la mia fidanzata...

Potrei continuare la sequenza, credo a te nota, di decisioni e sensazioni che rendevano la mia vita letteralmente un inferno, le visite mediche dove mi si diceva “sei solo un po’ ansioso ma stai bene”... Voglio soffermarmi invece sul momento più importante: quello in cui ho deciso di reagire, scrollarmi di dosso la bestia.

Accompagnato da mia madre dall’ennesimo medico specializzato, questo ascolta con attenzione tutti i sintomi e mi spiega che è una reazione ansiosa del tutto normale, che molta gente ne soffre e che bisogna conviverci. Mi prescrive quindi delle gocce di Lexotan, invitandomi a portarle sempre con me e a prenderne nel momento del bisogno: mi avrebbero calmato per forza. Rientrato a casa, corro a cercare un marsupio con il quale avere con me “l’elisir della calma” in ogni momento, penso a come sarebbe ritornata alla normalità la mia vita e a come avrei riconquistato il mondo.

Decido di scendere a fare quattro passi ma, al suono del “clack” della cinghia del marsupio nella mia mente sento un forte senso di rifiuto, scoppio in lacrime, non voglio dipendere da farmaci già alla mia età e non accetto di vivere così anche in assenza di gravi disturbi fisici. Prendo allora la mia migliore decisione di sempre: REAGIRE. Non importa come, in quanto tempo e se alla fine finirò appeso ad una corda: io non impazzirò e non lascerò che questo problema faccia più parte di me!

Provo rabbia, forse anche un po’ con me stesso, ma è più forte la voglia di cambiamento e sento che ce la posso fare...

IO HO UCCISO LA BESTIA E PUOI FARLO ANCHE TU


Quello che segue è un metodo sviluppato da me, frutto di notti insonni e tentativi che mi hanno condotto ad individuare, a distanza di tempo, i fattori e gli elementi da sfruttare per sconfiggere “la bestia”. L’ispirazione è arrivata con la telefonata preoccupata di un mio amico, che, vivendo da mesi ormai cosa si prova a “temere senza ragione di dover morire adesso”, si è ricordato di quando gliene parlavo e mi ha chiesto cosa ho fatto per uscirne, quando io serenamente ho risposto che era acqua passata. Ho allora deciso di fare con lui una prova: non ricorrere ad alcun farmaco e risolvere in via definitiva il problema in 7 giorni, altrimenti avrebbe proseguito con le terapie che gli hanno consigliato (nel suo caso cicli combinati di psicoterapia con supporto di farmaci). Il risultato finale è stato che Paolo (nome non reale per ragioni di privacy) ora vive serenamente e libero dalle crisi che gli attacchi di panico comportano. Con piacere ho aiutato con lo stesso metodo altre persone, con il medesimo risultato.

Scommettiamo che funziona anche per te?


Dovrai semplicemente attenerti a queste regole:


Ti auguro quindi una buona e piacevole lettura, con la promessa che i capitoli saranno brevi, di facile comprensione, augurandoti di riuscire ad avere nuovamente controllo di te stesso e della tua vita.


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